Norma anti Superlega
Il presidente FIGC Gabriele Gravina (copyright: Marco Alpozzi/via Onefootball)
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Dopo il terremoto della Superlega, è tempo per il calcio italiano di riflettere su come comportarsi. Come anticipato, il Consiglio Federale è stato chiamato nella giornata di oggi ad esprimersi su eventuali misure per prevenire situazioni analoghe in futuro, ma anche per spingere i club italiani eventualmente ancora coinvolti a formalizzare l’uscita dal progetto.

Il presidente Gravina non ha usato mezzi giri di parole, ufficializzando la decisione di adottare una norma anti-Superlega: «Quanto alla norma anti-Superlega, chi ritiene di voler partecipare a una competizione non prevista e non autorizzata da FIGC, UEFA e FIFA, perderà l’affiliazione. Chi ha interpretato la Superlega come un atto di semplice debolezza da parte di alcune società che vivono difficoltà economiche, sbaglia».

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Sui partecipanti, Gravina ha dichiarato che «al momento non abbiamo notizia di chi è rimasto e chi è uscito. Questa norma verrà inserita nelle licenze nazionali e poi sarà incardinata nel codice di giustizia sportiva. Se, entro la scadenza delle domande ai campionati nazionali, qualcuno aderisce ad altri campionati di natura privatistica, è fuori».

Il Consiglio ha quindi votato la norma proposta da Gravina, che recita: «Ai fini della iscrizione al campionato la società si impegna a non partecipare a competizioni organizzate da associazioni private non riconosciute dalla FIFA, dalla UEFA e dalla FIGC”. La partecipazione a campionati di natura privatistica “comporta la decadenza dell’affiliazione», prosegue il testo nella parte sanzionatoria. Il benestare della FIGC servirà anche per l’adesione a gare e tornei amichevoli.

Infine, il numero 1 della Federcalcio si è espresso anche sulla posizione dell’ad dell’Inter Giuseppe Marotta: «Marotta è consigliere federale e non ci sono presupposti per sfiducia, non è previsto nella norma. C’è un collegamento con la Lega che lo ha votato, non è stato menzionato oggi. Non possiamo pensare di fare una riforma da soli spettatori».

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