La favola biancoceleste è ormai a un passo dal più lieto dei finali. Sostenuti da una tifoseria (giustamente) carica di energia e di entusiasmo, i giocatori del Napoli si stanno preparando a cucire sulla maglia il massimo trofeo del calcio italiano. A più di trent’anni dall’ultimo successo, stampato a fuoco nei cuori partenopei grazie al genio di Maradona, lo scudetto è ormai vicinissimo. Si tratta di conquistare pochi, pochissimi punti. Nessun’altra è così in alto e – tutto fa pensare – continuerà a salire. Concedeteci comunque un po’ di divertita scaramanzia, per non anticipare una gioia che è bene che esploda al momento giusto.
Il “fenomeno Napoli” viene seguito da vicino anche dai bookmaker, molti dei quali hanno ritirato le quote scommessa sulla vittoria dello scudetto (data per scontata), oppure la propongono ad un valore puramente simbolico. Il betting online segue sempre da vicino le imprese dei campioni sportivi, così come tutto il comparto del gioco via web, dai titoli presenti sui coinvolgenti casinò live alle slot a tema calcistico. D’altronde, vincere piace a tutti, non solo su un campo di calcio.
La vittoria di una squadra, tuttavia, è molto diversa dal successo di un singolo individuo. È un obiettivo comune, una strada da seguire, spesso tortuosa e in salita, per arrivare per primi al traguardo. All’interno del gruppo ci sono stelle che brillano forse più di altre, per condizioni fisiche eccellenti, per qualità tecnica o – come ci insegna il calcio – per un particolare “momento” di grazia che un campione sta vivendo, come accade ad Osimhen. Oggi parleremo di tre calciatori che sembrano avere nelle gambe quella magia che permetterà al Napoli di dominare (in modo indiscusso) la classifica della Serie A.
Kvara, stile e potenza a servizio della squadra
Il calcio non ha paura di nulla. Tantomeno dei nomi complicati, come quello dell’inaspettata stella georgiana, Khvicha KvaratsKelia, affettuosamente ribattezzato “Kvara”, per poter urlare il suo nome dagli spalti insieme a tutta la rosa partenopea. Al suo arrivo a Napoli, dopo la triste vicenda della scissione del contratto con la russa Rubin Kazan dovuta a una follia bellicosa che non accenna a diminuire, l’accoglienza era stata tiepida.
Ma per accendere il calore del pubblico al “Maradona” è bastata una manciata di giorni. L’inizio di Kvara è stato fulminante, con diversi gol messi a segno nelle prime partite che, oltre a regalargli il titolo di giocatore del mese di Agosto, lo hanno incastonato nei cuori dei tifosi e incluso nella narrazione di un Napoli travolgente e pronto a “laurearsi” Campione d’Italia. E lui, consapevole della sua grande responsabilità, non si limita a segnare solo in campionato, ma va a rete anche in Champions, oltre a fornire preziosi assist al suo compagno Osimhen.
Lobotka: il direttore d’orchestra
Cambi di ritmo per incalzare l’avversario, oppure costringerlo a una pausa forzata: l’intelligenza del gioco di Lobotka ha regalato a Spalletti un cervello tattico di prima categoria, che il tecnico ha più volte paragonato allo spagnolo Iniesta. Come tutti i grandi condottieri della storia, da Alessandro Magno a Napoleone, anche Stanislav Lobotka è, rispetto ai giganti che si contendono il pallone, di corporatura piccola.
Ma ciò non leva niente alle sue capacità, anzi, in un certo senso arriva addirittura ad esaltarle, grazie a quella particolarissima dote che hanno solo alcuni calciatori, i quali sanno esattamente cosa succede sul campo in ogni dato momento e gestiscono il pallone come se fosse di loro proprietà. Smistare la palla è come scegliere la telecamera giusta per inquadrare una scena, come dirigere un musicista durante il suo “assolo”, affinché stupisca il pubblico e raccolga un fragoroso applauso. Lobotka è diventato una pedina indispensabile per fare scacco matto al più valente degli avversari e le sue “sinfonie” di gioco ci regalano spesso azioni da gol a dir poco clamorose.
Kim Min-Jae: la difesa irreprensibile
Poche parole e molti fatti: nel caso del calciatore sudcoreano non si tratta di esprimersi a mezzo di luoghi comuni, ma di raccontare un’altra storia di successo di questa già mitologica stagione di campionato del Napoli. Raccogliendo il fardello di un’eredità ingombrante, come può essere quella del gigante Koulibaly, Kim Min-Jae non si è tirato indietro, né schermato dagli inevitabili confronti delle prime ore. Semplicemente, ha tirato dritto e fatto quello che è nato per fare: difendere la porta della sua squadra dalle incursioni degli avversari.
Il suo operato è stato impeccabile, preciso, serio, privo degli inutili fronzoli dei commenti dopo-partita. Davanti a un microfono è quasi schivo, per lui non si tratta di un’occasione per mettersi in mostra, ma solo per ribadire il suo impegno verso la squadra e i tifosi. Piazzato al centro della difesa per il 99% delle partite che il Napoli ha disputato finora, ha dimostrato anche un ottimo controllo con entrambi i piedi e una vena offensiva di tutto rispetto, che gli è valsa due gol. Elemento rispettato e indispensabile anche nello spogliatoio, gentile, corretto e con un senso dell’umorismo apprezzato dal resto del gruppo, Kim si è confermato uno degli assi nella manica di Spalletti.
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